p 104 .

Paragrafo  2  .  L'espansionismo imperialista e l'avvicinamento   alla

Germania.

     
Nel  corso  della  prima  met degli anni Trenta  Mussolini  cerc  di
rafforzare   il  ruolo  dell'Italia  nelle  relazioni  internazionali,
prendendo posizione contro l'aggressivit della Germania nazista.  Nel
1934  si  dichiar ufficialmente contrario all'annessione dell'Austria
alla  Germania  rivendicata da Hitler e, quando venne  assassinato  il
cancelliere  Dollfuss (vedi capitolo precedente,  paragrafo  11  e  il
paragrafo  5  di questo capitolo), invi alcune divisioni  al  confine
italo-austriaco. Nell'aprile del 1935, alla conferenza di  Stresa,  si
un alla Francia e all'Inghilterra nella condanna del riarmo tedesco e
di qualsiasi tentativo di revisione unilaterale dei trattati.
     
     p 105 .
     
     Rafforzata  la  posizione  internazionale  dell'Italia  fascista,
Mussolini  dette  inizio  ad una politica estera  espansionistica  con
l'aggressione    all'Etiopia,   l'ultimo   paese   africano    rimasto
indipendente,  cui  il regime mirava da tempo per  soddisfare  le  sue
ambizioni  imperialistiche. Mussolini riteneva inoltre che  la  guerra
servisse  ad  attenuare  la  tensione sociale  originata  dalla  crisi
economica e a rinforzare il consenso verso il regime.
     L'Italia  attacc  l'Etiopia nell'ottobre del  1935.  La  Societ
delle  nazioni  condann  l'aggressione  e  decise  l'applicazione  di
sanzioni commerciali e militari, ossia il divieto per gli stati membri
di  esportare in Italia merci necessarie alla produzione  bellica.  Si
trattava  in  realt  di misure poco efficaci, perch  il  blocco  non
comprendeva  materie prime come il petrolio e l'Italia  pot  comunque
ricevere  rifornimenti  dagli  Stati  Uniti,  dalla  Germania  e   dal
Giappone,  non aderenti alla Societ. Se l'economia italiana  fu  solo
limitatamente  danneggiata,  il  regime  nel  suo  insieme  ne  trasse
addirittura  vantaggio;  la conquista coloniale  infatti  pot  essere
presentata non solo come portatrice di profitti per le imprese,  terre
per  i  contadini e posti di lavoro per i disoccupati, ma  anche  come
testimonianza  della forza di una nazione che, da  sola  e  nonostante
l'ostilit  delle maggiori potenze, era stata in grado  di  portare  a
termine la sua impresa.
     L'esercito   etiopico,   male  armato   e   privo   di   adeguata
organizzazione, non pot resistere a lungo agli attacchi delle  truppe
italiane. Per di pi queste, comandate dai generali Pietro Badoglio  e
Rodolfo  Graziani,  oltre  ad  essere  dotate  di  aerei  e  di  mezzi
corazzati,   fecero   ricorso  a  metodi  inumani  (gas   asfissianti,
bombardamento  di insediamenti civili, deportazioni in massa),  ancora
pi  estesamente di quanto avevano fatto per stroncare  la  resistenza
libica venticinque anni prima. Il 5 maggio 1936 gli italiani entrarono
in   Addis  Abeba;  il  9  maggio  Mussolini  proclam  la  formazione
dell'impero  d'Etiopia, offrendone la corona al re  Vittorio  Emanuele
III.
     La  conquista  dell'Etiopia, data la povert di risorse  del  suo
territorio,  non  produsse tutti quei vantaggi  economici  magnificati
dalla  propaganda ufficiale; sotto l'aspetto politico essa rappresent
per  un notevole successo per il regime fascista. Il consenso interno
risult  ampliato  e  consolidato; a  livello  internazionale,  quelle
stesse potenze, che, seppure debolmente, avevano cercato di ostacolare
l'impresa  italiana, accettarono assai presto il fatto  compiuto:  nel
luglio del 1936 la Societ delle nazioni ritir le sanzioni; nel  1938
vari  stati  membri  tra  cui Inghilterra  e  Francia  riconobbero  la
sovranit italiana sull'Etiopia.
     L'impresa  coloniale  fu  accompagnata  dall'avvicinamento   alla
Germania,  iniziato nel marzo del 1936, quando Mussolini non  condann
l'occupazione  della Renania attuata da Hitler. A  distanza  di  pochi
mesi  i due dittatori si accordarono per l'invio di aiuti militari  ai
fascisti spagnoli in lotta contro il governo repubblicano. Dal 1936 al
1939  l'Italia  fascista instaur rapporti sempre pi stretti  con  la
Germania,   finendo   per  allinearsi  alla   sua   politica   estera.
Nell'ottobre del 1936 Galeazzo Ciano, genero di Mussolini  e  ministro
degli  esteri, firm a Berlino un protocollo d'intesa tra Germania  ed
Italia che segn la nascita del cosiddetto "asse Roma-Berlino";  oltre
a  confermare  il comune impegno a favore dei fascisti spagnoli,  esso
stabiliva  la  collaborazione tra i due paesi nella  lotta  contro  il
"pericolo  bolscevico"  e  il  riconoscimento  delle  rispettive  zone
d'influenza. Nel 1937 l'Italia si un alla Germania e al
     
     p 106 .
     
     Giappone  nel "patto antikomintern" e nel marzo del 1938  non  si
oppose all'annessione dell'Austria alla Germania.
     Nel  settembre  del  1938, dopo l'annuncio  di  Hitler  di  voler
procedere  all'occupazione  militare  del  territorio  dei  Sudeti  in
Cecoslovacchia,  Mussolini  si  fece  promotore  di   una   conferenza
internazionale  che  scongiurasse il rischio di un conflitto  europeo,
diventato concreto a causa anche del coinvolgimento di altri stati (la
Polonia e l'Ungheria rivendicavano alcuni territori polacchi; l'Unione
Sovietica   avvert  la  Polonia  che,  in  caso   di   attacco   alla
Cecoslovacchia,  avrebbe denunciato il patto di non aggressione,  vedi
capitolo Nove, paragrafo 2). La conferenza, che si tenne a Monaco e fu
limitata   alla   partecipazione  della   Francia,   della   Germania,
dell'Inghilterra  e  dell'Italia (la  Cecoslovacchia  non  fu  neanche
invitata),  si concluse con un cedimento alle pretese naziste  e  alle
rivendicazioni polacche e ungheresi.
     Gli  stati  firmatari  sostennero di aver  salvato  la  pace;  in
realt  si  trattava  di un'illusione, visto che nel  marzo  del  1939
Hitler  procedette  al  definitivo smembramento della  Cecoslovacchia,
chiese  alla Polonia l'annessione di Danzica e il collegamento con  la
Prussia orientale e occup il distretto di Memel in Lituania. L'Italia
reag  al  rapido intensificarsi dell'espansionismo tedesco in  Europa
orientale  occupando  l'Albania (7 aprile 1939).  Il  fiancheggiamento
italiano  all'espansionismo nazista venne definitivamente sancito  nel
maggio   del  1939,  con  la  sottoscrizione  del  cosiddetto   "patto
d'acciaio", che prevedeva l'aiuto reciproco in caso di pericolo per la
sicurezza di uno dei due stati.
